Il profilo mid è uno dei Gino più ricorrenti e la cosa interessante è che, a volte, non è nemmeno un Gino vero e proprio. È solo che lo diventa, strada facendo.
Il mid, nelle intenzioni, dovrebbe essere quel profilo accessibile dal punto di vista dei costi, ma già sufficientemente esperto da diventare autonomo in tempi rapidi. Uno che entra, capisce, si muove, produce.
Il problema è che il profilo mid non ha un’identità oggettiva. Non è una questione di anni di esperienza, non è una questione di job title, non è una questione matematica.
Dipende dalla qualità delle esperienze fatte, dalla velocità di apprendimento, dalla capacità di leggere i contesti, da quanto una persona è sveglia, curiosa, adattabile.
Il mid, più che una seniority, è uno stato mentale.
Ed è proprio per questo che diventa il candidato perfetto… sulla carta perché ognuno ci proietta sopra quello che gli serve.
Autonomo, ma non troppo costoso. Responsabile, ma senza rompere gli equilibri interni e capace di reggere il ruolo, ma ancora “gestibile”.
Tradotto: il miglior rapporto qualità-prezzo possibile.
Solo che questo profilo lo cercano tutti ed è proprio per questo è uno dei più rari sul mercato.
Chi esce davvero dalla fase junior con un buon potenziale non sta cercando di restare mid a lungo.
Sta cercando contesti in cui crescere, progetti stimolanti, brand rilevanti e una valorizzazione economica coerente.
Non sta cercando un posto dove restare bloccato perché la RAL “non può crescere troppo” o perché “romperebbe la media interna”.
Ed è qui che nasce Gino.
Gino è il mid che:
– è già autonomo,
– ha competenze solide,
– porta valore immediato,
– ma costa ancora come un profilo junior evoluto.
Gino, anche in questo caso, non esiste o meglio: esiste per pochissimo tempo, e appena qualcuno gli offre condizioni migliori — economiche o progettuali — il mercato se lo riprende.
A questo punto la domanda vera non è: “Dove troviamo un profilo mid così?”
Ma: “Perché una persona così in gamba dovrebbe venire a lavorare da noi?”
Se l’offerta è:
– la stessa RAL di prima (o poco più),
– poche prospettive di crescita,
– nessun investimento chiaro sul ruolo,
– e come principale argomento “qui si sta bene”,
Il match diventa rarissimo. Non impossibile ma raro.
Le aziende che riescono davvero a intercettare questi profili sono poche.
E quasi sempre hanno fatto una scelta chiara: non hanno abbassato le aspettative sulle competenze, ma hanno rivisto l’investimento economico e l’impegno progettuale sulla figura.
Intanto Gino continua a galoppare sul suo arcobaleno, perché sa che non tutte le aziende che lo inseguono hanno davvero le condizioni per attrarlo.
E finché non vede un tappeto rosso, preferisce restare lassù.